Nel nord-est dell’Egitto, una nuova scoperta archeologica potrebbe aiutare a localizzare Mesen, un’antica città conosciuta attraverso i testi egizi ma la cui posizione non è mai stata identificata con certezza.
Gli scavi si stanno concentrando a Tell Abu Saifi, vicino a Qantara Est, dove una missione archeologica egiziana ha portato alla luce un grande blocco in arenaria risalente all’epoca del faraone Ramses II, vissuto più di 3.000 anni fa.

Sul blocco compaiono i titoli del faraone e, soprattutto, un’iscrizione che parla del restauro di una statua dedicata a Horus, “Signore della città di Mesen”. È proprio questo riferimento ad aver rafforzato l’ipotesi che il sito archeologico possa corrispondere alla città citata nelle antiche fonti egizie.
Gli archeologi hanno inoltre individuato i resti di un tempio, diverse stanze, un santuario, due strade in pietra e un grande muro in mattoni crudi che proteggeva il complesso. Tutti elementi che indicano l’importanza che questo luogo doveva avere nell’antichità.
Tell Abu Saifi si trovava infatti lungo il cosiddetto Cammino di Horus, una delle principali vie militari dell’antico Egitto: una rete di fortificazioni e strade che permetteva agli eserciti egizi di attraversare il Sinai e raggiungere i territori del Levante.
Il sito poteva quindi avere contemporaneamente una funzione militare, religiosa ed economica, controllando uno dei punti strategici attraverso cui l’Egitto si collegava al resto del Vicino Oriente.
Ma il mistero non è ancora risolto.
Il ritrovamento dell’iscrizione rappresenta un indizio importante, ma gli archeologi sottolineano che servono ancora nuove prove per poter affermare definitivamente che Tell Abu Saifi sia davvero la perduta Mesen.
Gli scavi quindi continuano.
E dopo più di tremila anni, una semplice iscrizione incisa nella pietra potrebbe aver indicato agli archeologi dove continuare a cercare una città dell’antico Egitto che conoscevamo, fino ad oggi, soprattutto attraverso i testi.
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