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Sotto la giungla, una civiltà dimenticata: riemerge la città perduta dei Chachapoya

Sotto la giungla, una civiltà dimenticata riemerge la città perduta dei Chachapoya

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I Chachapoya, i leggendari “Guerrieri delle Nuvole”, tornano alla luce con una scoperta straordinaria nelle alte vette del Perù.

Nel cuore remoto delle Ande peruviane, gli archeologi hanno portato alla luce oltre 100 nuove strutture riconducibili all’antica civiltà dei Chachapoya, riscrivendo di fatto ciò che si conosceva finora sul sito di Gran Pajatén.

Situato nel Parco Nazionale del Río Abiseo, circa 480 km a nord di Lima, questo complesso archeologico si trova in una delle aree più impervie e inaccessibili del Perù, patrimonio UNESCO e avvolto da fitte foreste e nebbie costanti.

Un popolo tra le nuvole

Sotto la giungla, una civiltà dimenticata riemerge la città perduta dei Chachapoya
Sotto la giungla, una civiltà dimenticata riemerge la città perduta dei Chachapoya

I Chachapoya, noti come i “Guerrieri delle Nuvole” per via delle altitudini vertiginose in cui vivevano, resistettero per secoli alla conquista dell’Impero Inca. Il sito di Gran Pajatén, riscoperto negli anni ’60 e poco esplorato fino ad oggi, è da sempre considerato una chiave per comprendere la struttura sociale e culturale di questa misteriosa civiltà.

Dagli anni ’80 erano state identificate solo 26 strutture. Ma una nuova fase di esplorazione — avviata nel 2022 con il supporto del World Monuments Fund (WMF) — ha ribaltato completamente il quadro.

Tecnologia al servizio della scoperta

Grazie all’uso combinato di lidar, fotogrammetria e altre tecnologie di mappatura digitale, i ricercatori sono riusciti a “vedere” sotto la vegetazione lussureggiante e a scoprire un’intera città precolombiana, completa di terrazzamenti agricoli, edifici circolari, necropoli a strapiombo e strutture cerimoniali a quasi 3.000 metri di altitudine.

“Ci aspettavamo qualche nuova struttura, ma non un’estensione così vasta. Queste scoperte cambiano radicalmente il significato culturale e strategico di Gran Pajatén”, ha spiegato Juan Pablo de la Puente, direttore esecutivo del WMF in Perù.

Un centro culturale e spirituale

I fregi scolpiti e i mosaici in pietra che decorano le strutture, spesso raffiguranti figure umane stilizzate, indicano che il sito non era solo un centro abitativo, ma anche un luogo cerimoniale di grande importanza. Le connessioni con altri siti Chachapoya nella regione, come La Playa, Papayas e Los Pinchudos, suggeriscono l’esistenza di una rete complessa di insediamenti collegati da strade precolombiane.

Le analisi stratigrafiche confermano che Gran Pajatén era abitato almeno dal XIV secolo, ma ci sono indizi che suggeriscono un utilizzo ancora più antico.

Conservare il passato per raccontarlo al futuro

Oggi, un team di restauratori e archeologi lavora per preservare le strutture, utilizzando tecniche non invasive e materiali naturali, come miscele di argilla studiate per rinforzare la pietra senza comprometterne l’autenticità. La vegetazione viene rimossa con cautela, e l’area resta chiusa al turismo di massa per garantirne la protezione.

Tuttavia, le ricostruzioni digitali in 3D e le mappature ad alta risoluzione stanno rendendo il sito accessibile a studiosi e appassionati di tutto il mondo.

“Grazie alla tecnologia possiamo raccontare le storie di questo luogo senza intaccarne la fragilità”, ha dichiarato Bénédicte de Montlaur, presidente del WMF. “È un modo per condividere il patrimonio culturale in modo immersivo e rispettoso”.

Solo l’inizio dell’esplorazione

Finora, gli archeologi hanno elaborato solo il 10% dei dati lidar raccolti. Il potenziale, secondo gli esperti, è immenso.

“Abbiamo appena cominciato a scalfire la superficie. Ci attendono anni di scoperte”, ha detto de la Puente.

La civiltà dei Chachapoya, un tempo avvolta nelle nebbie dell’oblio, sta finalmente tornando alla luce. E con essa, il racconto di un popolo fiero, capace di resistere alle conquiste e alle montagne, e di lasciare un’impronta indelebile nella storia delle civiltà perdute.

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