Nel cuore dell’Oceano Pacifico, tra le isole di Guadalcanal, Savo e Nggela, è stato localizzato e documentato per la prima volta il relitto del Teruzuki, cacciatorpediniere della Marina imperiale giapponese affondato durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il ritrovamento è avvenuto a 83 anni dall’affondamento, grazie a una spedizione internazionale guidata dall’Ocean Exploration Trust, in collaborazione con istituzioni statunitensi come il Naval History and Heritage Command (NHHC), la NOAA, e università di rilievo come quella del New Hampshire e del Rhode Island.
Il contesto storico: la “Sound dei fondali di ferro”
La zona in cui giace il Teruzuki è conosciuta con un nome evocativo: Iron Bottom Sound, appellativo coniato dai soldati alleati per l’elevato numero di navi e aerei sprofondati in quell’area durante le battaglie del 1942. Cinque furono gli scontri navali principali, che causarono la perdita di oltre 100 navi, più di 1.400 aerei e la vita di oltre 20.000 persone.
Nonostante ciò, il numero di relitti effettivamente individuati resta esiguo: meno di un centinaio.
Una scoperta resa possibile dalla tecnologia

L’identificazione è partita grazie a un drone navale senza equipaggio (DriX), che ha rilevato una sagoma anomala sui fondali. Inizialmente non era chiaro se si trattasse di un’imbarcazione americana, australiana o giapponese.
Solo con l’invio dei robot sottomarini Hercules e Atalanta, dotati di telecamere ad alta risoluzione e manovrati dalla nave da ricerca Nautilus, è stato possibile esaminare il relitto a oltre 800 metri di profondità.
Il relitto si presenta sorprendentemente conservato: la poppa è separata ma intatta, e le torrette dei cannoni puntano ancora verso il cielo, segno evidente della sua funzione difensiva contro gli attacchi aerei.
Una nave progettata per la contraerea

Il Teruzuki era uno dei pochi cacciatorpediniere giapponesi pensati per la guerra antiaerea. Entrato in servizio nel 1942, faceva parte della classe Akizuki ed era lungo circa 134 metri.
Il suo ruolo fu cruciale nella campagna di Guadalcanal, dove operò come nave ammiraglia del contrammiraglio Raizō Tanaka.
Fu colpito e affondato il 12 dicembre 1942 da due siluri americani, causando la morte di nove membri dell’equipaggio. Di lui non esistono fotografie d’archivio: la Marina giapponese era estremamente riservata riguardo alla documentazione delle proprie unità.
Il valore storico e simbolico del ritrovamento
“Vedere il Teruzuki dopo oltre ottant’anni è un’emozione rara e profonda”, ha commentato Hiroshi Ishii, archeologo marittimo dell’Università di Kyoto, parte del team di ricerca.
“Questo ritrovamento ci ricorda l’urgenza di documentare e preservare il patrimonio sommerso prima che il tempo lo cancelli del tutto.”
Secondo Kazushige Todaka, direttore del Museo Marittimo di Kure a Hiroshima, le caratteristiche della nave confermano con certezza che si tratta proprio del Teruzuki.
Un altro ritrovamento nell’Iron Bottom Sound
Il team del Nautilus ha annunciato anche un secondo importante ritrovamento: la prua originaria della USS New Orleans, distaccatasi dopo un attacco nel novembre 1942. In un gesto straordinario di ingegno, l’equipaggio americano costruì una prua di fortuna usando tronchi di palma e guidò la nave per oltre 1.600 chilometri in retromarcia fino all’Australia.
Un’eredità che riaffiora dal silenzio del mare
Il Teruzuki e le altre navi perdute rappresentano un frammento fondamentale della memoria storica del Pacifico. Ogni relitto ritrovato non è solo una scoperta archeologica, ma una testimonianza materiale della portata umana e militare di uno dei conflitti più devastanti della storia.




