Il 17 settembre 1944 nasceva a Bressanone Reinhold Messner. Oggi compie 82 anni e il suo nome resta legato ad alcune delle imprese più importanti nella storia dell’alpinismo e dell’esplorazione.
Il Nanga Parbat e la tragedia del 1970
Una delle pagine decisive della sua vita arriva nel 1970, quando Messner raggiunge la vetta del Nanga Parbat, 8.126 metri, insieme al fratello Günther dopo aver scalato la difficilissima parete Rupal. Durante la discesa Günther perde la vita. Reinhold riesce invece a sopravvivere e a tornare a valle. Un’esperienza che segnerà profondamente tutta la sua vita.
L’Everest senza ossigeno
Nel 1978, insieme a Peter Habeler, Messner raggiunge gli 8.848 metri dell’Everest senza utilizzare ossigeno supplementare. Fino ad allora molti ritenevano che fosse impossibile sopravvivere a quelle quote senza bombole.
Due anni più tardi torna sull’Everest e realizza un’altra impresa destinata a entrare nella storia: raggiunge la cima da solo e ancora una volta senza ossigeno supplementare.
Il primo uomo su tutti i 14 Ottomila
Il 16 ottobre 1986, con la salita del Lhotse, Messner completa tutti i 14 Ottomila della Terra, diventando il primo uomo nella storia a raggiungere la vetta di tutte le montagne superiori agli 8.000 metri.
Lo fa senza utilizzare ossigeno supplementare, seguendo un’idea di alpinismo basata sull’autonomia e sull’utilizzo del minor numero possibile di mezzi artificiali.
Dalle montagne all’Antartide
Ma la storia di Messner non finisce sulle montagne.
Tra il 1989 e il 1990, insieme all’esploratore tedesco Arved Fuchs, attraversa l’Antartide partendo dal margine del Mare di Weddell e raggiungendo la zona del Mare di Ross, passando per il Polo Sud.
Sono 92 giorni di spedizione e circa 2.800 chilometri percorsi, utilizzando sci, slitte e la forza del vento, senza mezzi motorizzati e con due depositi di rifornimento lungo il percorso.
Il deserto del Gobi
A quasi sessant’anni Messner continua a cercare nuove forme di esplorazione. Nel 2004 attraversa a piedi il deserto del Gobi, aggiungendo il deserto alle montagne e alle regioni polari che avevano caratterizzato gran parte della sua vita.
È forse questo l’aspetto che racconta meglio Reinhold Messner: non soltanto uno dei più grandi alpinisti della storia, ma un esploratore che per decenni ha cercato nuovi luoghi nei quali confrontarsi con i propri limiti.




