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Niccolò Banfi: la vita da esploratore a bordo di un veliero antico verso le isole più remote del pianeta

Niccolò Banfi la vita da esploratore a bordo di un veliero antico verso le isole più remote del pianeta

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Da Milano al richiamo dell’oceano: la scelta di lasciare tutto per inseguire l’avventura

Niccolò Banfi è nato a Milano nel 1987. Cresciuto tra i ritmi veloci della città e le logiche di carriera, da bambino custodiva un sogno molto diverso: la natura incontaminata e le isole lontane.

Per anni quel sogno rimase sopito, soffocato dalla vita metropolitana. Dopo una carriera avviata nel marketing della moda, apparentemente solida ma priva di gioia, Niccolò capì che stava ignorando ciò che lo faceva sentire davvero vivo.

La svolta arrivò nel 2022, quando decise di partire dall’Argentina verso il Sudafrica attraversando l’Atlantico del Sud.

In quella traversata toccò l’Antartide, la Georgia del Sud e Tristan da Cunha.

Era iniziata come una fuga, un bisogno istintivo di andare. Ma in mezzo all’oceano quella fuga si trasformò in una vocazione: raccontare i confini estremi del pianeta e farne il cuore della sua vita.

Remoteness – Eyes to the Edge: raccontare il cambiamento climatico dalle isole più lontane del pianeta

Da quell’esperienza è nato Remoteness – Eyes to the Edge, il progetto con cui Niccolò racconta le isole più remote del pianeta, mostrando come il cambiamento climatico e l’inquinamento da plastica stiano minacciando gli ultimi paradisi.

Non lo fa con la velocità del turismo moderno, ma con la lenta navigazione a vela a bordo della nave Europa, un veliero di oltre 100 anni che è diventato la sua seconda casa.

“Attraverso l’oceano non porto solo immagini, ma riflessioni”, racconta.

Nel 2025 questo percorso ha dato vita anche a un libro, Alla ricerca dell’isola che non c’è (Mondadori), dove le avventure si intrecciano con pensieri intimi e trasformativi.

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A bordo della Europa: 40 persone, 32 vele e la vita scandita dai turni di guardia

Il veliero Europa è un tre alberi a vele quadre che richiede una gestione complessa: ben 32 vele manovrate a mano, in turni di guardia che scandiscono il ritmo della vita a bordo.

Circa 40 persone convivono nella nave: parte dell’equipaggio è fisso, altri si uniscono a seconda delle tratte. “Il lavoro di squadra è fondamentale”, spiega Niccolò.

Ogni giorno bisogna timonare, fare la vedetta, manovrare le vele, con una disciplina precisa che permette di resistere settimane o mesi in mare aperto.

Gli spazi sono ridotti: cabine con 4-6 cuccette, una piccola libreria silenziosa, momenti di socialità durante i pasti preparati da un cuoco e un assistente.

“È una vita dura, fatta di ritmi rigidi e poca privacy, ma proprio per questo autentica e trasformativa.”

Georgia del Sud, Tristan da Cunha e altri paradisi perduti: i luoghi più remoti che hanno segnato il viaggio

Finora Banfi ha raggiunto luoghi che pochi hanno avuto la fortuna di vedere: l’Antartide, la Georgia del Sud, Tristan da Cunha, l’Isola di Pasqua, Pitcairn, la Polinesia Francese e Tonga.

Il posto più remoto? Tristan da Cunha, definita “l’isola abitata più isolata della Terra”.

Il posto che lo ha colpito di più?

La Georgia del Sud, un santuario naturale con colonie immense di foche e pinguini, montagne che precipitano nell’oceano e, soprattutto, la colonia di pinguini reali di Salisbury Plain: oltre 120.000 coppie. “Uno spettacolo che toglie il fiato, la potenza selvaggia del pianeta.”

L’incontro con Mensun Bound e il legame con Shackleton: testimone di un momento storico in Georgia del Sud

Ogni viaggio lascia storie indelebili. In Georgia del Sud Niccolò ha incontrato l’archeologo Mensun Bound, colui che ha ritrovato il relitto dell’Endurance di Shackleton.

“Ci siamo conosciuti pochi giorni dopo il ritrovamento, quando Mensun era lì per rendere omaggio a Shackleton al cimitero di Grytviken.

Essere testimone di quel momento storico è stata un’emozione indescrivibile.”

Pasqua e Pitcairn: tra comunità resilienti e discendenti degli ammutinati del Bounty

Sull’Isola di Pasqua, l’incontro con l’organizzazione Te Mau Te Vai Kava gli ha insegnato la resilienza delle comunità locali che difendono tradizioni e identità, resistendo al turismo invasivo.

A Pitcairn ha vissuto tre giorni da ospite di Meralda Warren, discendente diretta degli ammutinati del Bounty. “Ho respirato la quotidianità di una delle comunità più remote al mondo, vivendo la loro storia sulla mia pelle.”

Onde di 9 metri e venti oltre i 50 nodi: l’attraversata del Sud Atlantico che ha cambiato tutto

Tra le esperienze più dure, Niccolò ricorda l’attraversata del Sud Atlantico: onde di 8-9 metri, venti oltre i 50 nodi, freddo implacabile.

“Non c’era tregua, e a un certo punto pensai: mai più. Ma da quella esasperazione ho trovato chiarezza. È lì che ho capito davvero cosa volevo.”

Shackleton come maestro: il coraggio di affrontare l’impossibile senza mai arrendersi

Tra le sue fonti di ispirazione c’è Ernest Shackleton, di cui ha seguito le orme in Antartide, Elephant Island e Georgia del Sud.

“Shackleton rappresenta il coraggio allo stato puro: affrontare l’impossibile senza mai arrendersi.”

Un legame spirituale con l’oceano: il mare come specchio dell’anima e maestro silenzioso

Dopo anni di navigazioni, Niccolò descrive il suo legame con il mare come qualcosa di quasi spirituale: “L’oceano è diventato uno specchio dell’anima.

Ha ascoltato le mie paure, i miei pensieri, mi ha costretto a guardarmi dentro. È un maestro silenzioso.”

Sacrifici e rinunce per inseguire la libertà: il prezzo da pagare per una vita autentica

Inseguire questa vita ha significato rinunciare a molto: “Il distacco è il sacrificio più grande: lasciare persone, comodità, una vita sicura.

Ho perso stabilità, ma ho trovato la mia strada.”

La Remoteness Foundation e il sogno di un veliero indipendente: il futuro dell’esplorazione secondo Banfi

Ora il suo obiettivo è la Remoteness Foundation, una fondazione che dia voce alle isole remote e alle loro comunità.

Nel futuro sogna un veliero tutto suo, indipendente, per esplorare e raccontare senza vincoli.

Un consiglio a chi sogna di partire: non aspettare che sia tutto perfetto, fai il primo passo

Il consiglio a chi sogna di seguirne le orme è semplice:

“Non aspettare che sia tutto perfetto: parti. Anche piccolo, anche con poche risorse. È il primo passo che apre la strada.”

E se dovesse riassumere il senso del suo progetto in una frase? “Esplorare le isole più remote per capire il destino che ci unisce.”

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