Iscriviti

Cerca
Close this search box.
Cerca
Close this search box.

Navigando nel Cuore Selvaggio del Nicaragua: L’Avventura Ecologica di Andrea Luisa e Cristiano

Seguici sui nostri canali social

Condividi
Condividi
Condividi
Condividi
Condividi

Indice articolo

Benvenuti avventurieri e appassionati di esplorazione!

Oggi vi portiamo in un viaggio incredibile attraverso le acque del fiume San Juan, nel cuore del Nicaragua.

Abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Andrea Luisa e Cristiano, una coppia appassionata di avventura e attivismo ecologico.

In questa intervista, scopriremo come hanno deciso di costruire una zattera di plastica e bamboo per navigare questo fiume selvaggio, affrontando sfide incredibili e sensibilizzando le comunità locali sul problema dell’inquinamento da plastica.

Prepariamoci a lasciarci ispirare dalla loro storia e a scoprire come anche noi possiamo contribuire a un mondo più pulito e sostenibile.

Potete raccontarci un po’ di più su di voi e su come è nato questo progetto?

Navigando nel Cuore Selvaggio del Nicaragua: L'Avventura Ecologica di Andrea Luisa e Cristiano

Siamo Andrea Luisa e Cristiano, una coppia di Castiglion Fiorentino in Toscana.

Siamo amanti dell’avventura, la cerchiamo in ogni viaggio o escursione nella natura, e siamo molto sensibili a temi ambientali e di conservazione.

È per questo che abbiamo deciso di navigare il fiume San Juan in una zattera fatta di bottiglie riciclate e senza motore.

Come hanno reagito i vostri familiari e amici dopo aver preso questa scelta?

Come sempre quando decidiamo di imbarcarci in qualche avventura, abbiamo ricevuto sostegno e incoraggiamento un po’ da tutti, insieme a una buona dose di richieste di fare attenzione 😅.

Cosa vi ha ispirato a intraprendere questa avventura di navigare il fiume San Juan su una zattera di plastica e bamboo?

Cristiano vive e lavora in Nicaragua da 9 anni e da molto tempo pensava di esplorare questa parte selvaggia del paese.

Adesso che sono venuta a trovarlo abbiamo deciso di andare insieme. Inizialmente pensavamo di percorrere il fiume in kayak, poi un giorno guardando dei video di Alex Bellini e del suo progetto “10 rivers 1 ocean”, e vista la quantità di plastica che da queste parti si vede ovunque, ci è sembrato chiaro che quello era il modo in cui avremmo dovuto farlo.

Qual è il messaggio principale che volete trasmettere attraverso questa spedizione?

L’idea è quella di affrontare il tema dell’inquinamento da materiali plastici derivati dall’uso di contenitori monouso. In tutto il mondo è sempre più diffusa l’abitudine di ricorrere a contenitori di plastica monouso per ogni cosa, per una questione di comodità.

Questo porta a un ovvio problema di smaltimento di tutta questa plastica che spesso è stata usata per 5 minuti e adesso rimarrà in giro per decenni.

Il problema è evidente anche in paesi moderni dove sta, lentamente e troppo tardi, sviluppandosi una certa sensibilità ambientale e dove esistono dei sistemi più o meno efficienti di smaltimento e riciclaggio, quindi figurarsi come può essere la situazione in quelle parti del mondo dove, eccetto piccole e rare realtà virtuose, gli unici modi per far sparire i rifiuti plastici sono enormi discariche a cielo aperto o un fuoco nel cortile di casa.

Il fatto che in 5 giorni, percorrendo per poche ore al giorno le strade di un unico quartiere di una piccola città, siamo riusciti a raccogliere 2376 bottiglie, dovrebbe dare una vaga idea della gravità del problema.

E senza parlare di tutte le confezioni, imballaggi, borse, piatti, posate, bicchieri etc.

Come sempre quando c’è da cambiare un comportamento sbagliato, conviene puntare sui bambini, sui giovani. Sono normalmente più elastici e più aperti a nuovi approcci e soprattutto è loro l’interesse maggiore di sforzarsi per migliorare il mondo in cui viviamo, perché loro sono quelli che dovranno viverci ancora per molto.

Per questo proviamo sempre molto piacere quando abbiamo la possibilità di parlare della nostra zattera con uno di loro, è una volta arrivati a destinazione è stato molto bello avere la possibilità di visitare la scuola del paese e fare una chiacchierata con gli studenti.

Potete descrivere il processo di costruzione della zattera? Quali materiali avete usato e come avete assicurato la sicurezza della struttura? Siete stati aiutati da qualcuno esperto?

Abbiamo creato due cilindri con una rete metallica inossidabile e li abbiamo riempiti con le 2376 bottiglie di plastica, dopo averle ripulite delle loro etichette.

Questi hanno funzionato da galleggianti per una struttura di circa 2m per 3 fatta di canne di bambù. Il tutto tenuto insieme da filo di ferro inossidabile, corde e strisce di camere d’aria di bicicletta usate.

L’idea era nostra e noi abbiamo fatto tutto il lavoro, però abbiamo ricevuto alcune dritte importanti da José, un barcaiolo esperto della zona dove abbiamo costruito la zattera. Abbiamo poi portato con noi materiali e attrezzi per riparare ogni parte in caso di bisogno.

Quanto è durato questo viaggio?

Abbiamo impiegato 10 giorni a costruire la zattera e il viaggio è durato 14 giorni.

Quali sono le difficoltà principali che avete incontrato finora durante il viaggio?

Muovere la zattera controcorrente nei giorni in cui il fiume era in piena è stato piuttosto difficile.

La zattera ha una buona stabilità e finché si trattava di seguire la corrente era abbastanza facile. Invece muoversi verso un punto della riva per legarci a un tronco era sempre un’impresa per la quale dovevamo coordinarci molto bene.

Potete descrivere una giornata tipica sulla zattera? Come gestite la cucina, il sonno e l’igiene?

Sveglia all’alba, alcuni minuti per richiudere tutto l’allestimento per la notte, e subito uno dei due iniziava a remare, mentre l’altro preparava un caffè.

Poi più tardi di solito facevamo colazione con il caffè avanzato insieme ad avena, miele e semi, di lino, chía, cacaco e noccioline mentre la corrente ci trasportava.

Poi durante la giornata c’erano sempre varie cose da fare, come filtrare acqua, cucinare pranzo e cena, tenere sempre un occhio verso la foresta in caso saltasse fuori qualche bell’animale da fotografare, scrivere il nostro diario di viaggio.

Per cucinare usavamo una vecchia latta dove versavamo un po’ di alcohol etilico. Una volta acceso l’alcohol, questo funziona come un fornello e usando due pezzi di bambù per sostenere la pentola sopra al fuoco era piuttosto facile cucinare anche in zattera.

Per dormire tappezzavamo tutti i lati della zattera con dei lenzuoli che, insieme al tetto impermeabile ci tenevano più o meno all’asciutto.

Avevamo poi dei materassini gonfiabili, un lenzuolo come coperta e, cosa più importante di tutte, una zanzariera! L’igiene era la cosa più semplice, in piedi nella parte anteriore della zattera, prendevamo l’acqua del fiume con una tazza e ce la vuotavamo addosso.

Avete incontrato animali selvatici o altri ostacoli naturali lungo il percorso?

Coccodrilli, caimani, scimmie cappuccine, scimmie urlatrici e scimmie ragno, poi decine di specie di uccelli e di rettili, per non parlare di ragni enormi, alcuni dei quali sono stati ospiti nella nostra zattera, e almeno un miliardo di zanzare.

In alcuni punti del fiume poi c’erano delle rapide che sarebbero state uno scherzo con un kayak, ma con la nostra zattera hanno richiesto un bel po’ di concentrazione.

Qual è stata la reazione delle persone locali alla vostra iniziativa?

In generale erano tutti curiosi e chiedevano sempre da dove venivamo e fino a dove volevamo arrivare. Nella prima parte del viaggio, quando sentivano che la nostra meta era San Juan, ridevano e ci prendevano un po’ per matti, poi man mano che ci avvicinavamo l’incredulità lasciava il posto all’ammirazione.

Ogni volta che potevamo scambiare due parole con qualcuno, approfittavamo sempre delle loro mille domande per parlare delle ragioni ecologiche della nostra scelta di costruire la zattera con bottiglie raccolte da terra.

In generale sembra che ci sia consapevolezza del problema ma come qualcosa di astratto e scollegato dalle azioni di ogni singolo individuo.

Un episodio che ci è accaduto evidenzia bene questo fatto: stavamo raccogliendo bottiglie ai lati di una strada di San Carlos e faceva molto caldo; un signore si avvicina per farci i complimenti e ringraziarci per quello che stavamo facendo, e ci regala due bottiglie di coca cola, di plastica.

Bisogna ammettere comunque che è un argomento complesso.

Il riciclaggio per esempio qua è quasi impossibile, spesso le uniche alternative per lo smaltimento sono enormi discariche a cielo aperto o bruciare tutto nel giardino di casa.

La soluzione migliore come sempre resta quella di scegliere di non comprare niente che usi un contenitore di plastica monouso, però sia qua che in tutto il resto del mondo, siamo ben lontani da questa realtà.

Come funziona il sistema di filtrazione dell’acqua che utilizzate? È efficace e pratico per viaggi così lunghi?

La borraccia LifeSaver è il miglior filtro per potabilizzare l’acqua che si possa desiderare in un’avventura come questa.

Ha un’autonomia di circa 6000 litri e praticamente la certezza di eliminare qualunque virus, batterio e protozoo presente nell’acqua. L’abbiamo usata anche in punti in cui il fiume era veramente sporco e l’acqua che ne usciva era sempre perfettamente buona da bere.

Approfondimento: LE MIGLIORI 5 BORRACCE CON FILTRO PER POTABILIZZARE L’ACQUA

Quali sono gli strumenti e le tecnologie che ritenete indispensabili per un’avventura come la vostra?

Un sistema per potabilizzare l’acqua, una zanzariera e del cibo nutriente, veloce da preparare e che si conservi a lungo, pannello solare e powerbank per mantenere in funzione telefoni, fotocamera, gps e torce frontali.

Uno zaino stagno per mantenere all’asciutto le cose importanti.

Avete in mente altri progetti simili per il futuro?

Stiamo pensando a un viaggio in bici con un approccio simile, ma è ancora tutto da definire.

Come possiamo seguire e supportare il vostro viaggio e le vostre future iniziative?

Ci potete trovare nella nostra pagina Instagram: allabona.expeditions

Una risposta

  1. Una grande prova con un bel messaggio, a dimostrazione che un progetto, un’avventura, non ha bisogno di tutte ste comodità che spesso il “modernismo” impone. Bravi! Che siate di esempio per molti e spero abbiate, almeno in quei luoghi, toccato il tasto giusto nei cuori e nelle coscienze!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi
Condividi
Condividi
Condividi
Condividi
Picture of Simone Talamo

Simone Talamo

Sono appassionato di viaggi e avventure. Ho deciso di creare Missione Avventura per aiutare le persone ad esplorare i luoghi più remoti e affascinanti del pianeta immersi nella natura selvaggia.

Scopri il Podcast

Articoli correlati

Iscriviti alla lista d'attesa Ti informeremo appena si apriranno le iscrizioni così non perderai il tuo posto.
Email I tuoi dati con noi sono al sicuro.

Ricevi contenuti esclusivi

Corsi, Avventure e spedizioni