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“Mi trovavo con metà corpo nella bocca di un ippopotamo”: il racconto incredibile di Paul Templer

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Zimbabwe, 1996 — Paul Templer era una guida turistica di 28 anni, appassionato della natura africana e specializzato in safari fluviali.

Quel giorno, sostituendo un collega malato, accettò all’ultimo minuto di guidare un gruppo lungo il fiume Zambesi. Non immaginava che da lì a poco si sarebbe trovato faccia a faccia con uno degli animali più pericolosi dell’Africa.

Durante l’escursione, una delle canoe fu colpita da un ippopotamo e uno dei suoi colleghi finì in acqua. Templer tentò di salvarlo, ma nel farlo fu attaccato da un enorme ippopotamo maschio.

“Sentivo acqua dalla vita in giù e caldo opprimente sopra. Ero nella sua bocca”, ha raccontato.

L’animale lo ha morso, sballottato, rigettato e poi attaccato di nuovo più volte, in una lotta durata oltre tre minuti.

La furia degli ippopotami

Gli ippopotami, sebbene appaiano goffi, sono estremamente territoriali. Possono pesare fino a 4,5 tonnellate, aprire la bocca a 150° e sfoderare zanne lunghe oltre 50 cm.

Secondo alcune stime, sono responsabili di centinaia di morti all’anno, ma le cifre esatte sono difficili da verificare, specie nelle zone più remote.

Uno studio ha indicato che, in caso di attacco, la probabilità di non sopravvivere può superare l’80%.

A confronto, il rischio di morte per attacco di orso grizzly o squalo è significativamente inferiore.

La sopravvivenza e la perdita

Nonostante le ferite gravissime, Templer fu tratto in salvo da un’apprendista guida e trasportato su una roccia in mezzo al fiume.

Con il corpo devastato, un polmone perforato e un braccio distrutto, fu portato in ospedale dopo 8 ore di viaggio.

Sopravvisse a più interventi chirurgici, perdendo il braccio sinistro, ma conservando le gambe e l’altro braccio e due anni dopo, con una protesi, compie l’impresa della sua vita: percorre l’intero Zambesi in kayak. 2.575 chilometri.

Lezioni di sicurezza nel territorio degli ippopotami

Templer oggi è un motivational speaker e autore.

Il suo messaggio?

Non evitare le esperienze, ma affrontarle con rispetto e consapevolezza.

Gli esperti consigliano:

  • Non avvicinarsi mai troppo agli ippopotami, specialmente a piedi o con piccole imbarcazioni.
  • Osservare segnali di avvertimento come sbadigli minacciosi, grugniti o scuotimenti della testa.
  • Non mettersi mai tra una madre e il suo cucciolo, e mai tra un ippopotamo e l’acqua.
  • Usare binocoli e obiettivi lunghi, piuttosto che avvicinarsi troppo per scattare foto.
  • Seguire sempre le regole delle guide, mantenere la calma e conoscere le vie di fuga.

Se attaccati, le possibilità di difendersi sono minime: un colpo agli occhi o un ostacolo tra sé e l’animale possono fare la differenza.

Ma nella maggior parte dei casi, la prevenzione è l’unica vera arma.

Una storia che non vuole spaventare, ma ispirare

Nonostante la tragedia (la guida Evans perse la vita durante l’attacco), Templer invita ancora oggi a vivere l’esperienza del safari: “Fallo, ma fallo con chi sa quello che fa. La vita è là fuori. Vivila.”

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