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L’intelligenza artificiale sta leggendo i papiri sepolti dal Vesuvio

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Nel 79 d.C. l’eruzione del Vesuvio distrusse Pompei ed Ercolano. Nella Villa dei Papiri, a Ercolano, il calore trasformò centinaia di rotoli antichi in frammenti neri, carbonizzati e fragilissimi.

Per secoli quei testi sono rimasti quasi illeggibili. Il problema era semplice: aprirli fisicamente poteva distruggerli. Eppure, dentro quei rotoli, potevano esserci opere perdute della filosofia e della cultura greco-romana.

Ora la situazione sta cambiando.

Grazie a scansioni ad altissima risoluzione, acceleratori di particelle e intelligenza artificiale, i ricercatori stanno riuscendo a “srotolare” virtualmente i papiri. Il rotolo non viene aperto: viene ricostruito in 3D e analizzato strato dopo strato, cercando le tracce quasi invisibili dell’inchiostro.

La difficoltà è enorme, perché sia il papiro sia l’inchiostro sono a base di carbonio. È come cercare scritte nere su una superficie nera.

Uno dei testi più interessanti recuperati sembra appartenere al mondo della filosofia stoica. Riflette su temi come il bene e il male, la perfezione morale, i limiti della conoscenza e il ruolo delle arti nella formazione dell’uomo. In un passaggio distingue tra arti “meccaniche”, come la lavorazione del ferro e del legno, e arti “teoriche”, come la geometria.

È un dettaglio importante, perché la biblioteca di Ercolano era nota soprattutto per testi epicurei. La presenza di un’opera vicina allo stoicismo mostra un ambiente culturale più ricco e attraversato da dibattiti tra scuole filosofiche diverse.

Un altro testo identificato è Sugli dei, Libro 8, attribuito a Filodemo.

È un’opera dedicata alla natura delle divinità greche e potrebbe indicare che nella biblioteca siano conservati altri libri finora sconosciuti.

La scoperta non riguarda solo un papiro. Se questa tecnologia continuerà a migliorare, molti altri rotoli carbonizzati potrebbero tornare leggibili senza essere distrutti.

Una biblioteca sepolta quasi duemila anni fa sta lentamente tornando a parlare. Non grazie a nuovi scavi, ma grazie a immagini 3D, algoritmi e tracce d’inchiostro quasi invisibili.

Per approfondire: leggi l’articolo completo sui papiri di Ercolano e l’intelligenza artificiale

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