Il 12 maggio 2026, l’alpinista polacco Bartek Ziemski, 30 anni, ha raggiunto la vetta del Lhotse (8.516 m), la quarta montagna più alta del mondo, senza ossigeno e senza sherpa personali. Poi, lo stesso pomeriggio, l’ha scesa con gli sci fino al campo base.
Sciare da oltre 8.500 metri richiede lucidità a una quota in cui il cervello, senza ossigeno, lavora a regime ridotto.
Sulla via di rientro Ziemski ha attraversato anche l’Icefall del Khumbu, uno dei settori più pericolosi dell’Himalaya: un labirinto di ghiaccio in continuo movimento, con crepacci e blocchi che possono crollare in qualsiasi momento.
Cosa significa “stile alpino”
In Himalaya la maggior parte delle spedizioni sale gli ottomila con campi pre-installati, corde fisse, sherpa che attrezzano la via e bombole di ossigeno.
Lo “stile alpino” è l’opposto: si sale leggeri, rapidi e autonomi, portandosi tutto sulle spalle. Più puro, molto più impegnativo.
Chi è Bartek Ziemski
Fa parte della nuova generazione che unisce sci ripido e himalayismo leggero. Ha già sciato dalla vetta di Annapurna, Dhaulagiri, Makalu, Kangchenjunga e Manaslu.
Con il Lhotse, secondo fonti himalayane e polacche, sarebbe la sua sesta discesa integrale da un ottomila.
Perché conta
In un’epoca di code sull’Everest e spedizioni commerciali sempre più grandi, Ziemski rappresenta un’idea diversa di alpinismo: meno logistica, più capacità individuali.
Fonte: Mountainblog.it




