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In Amazzonia la caduta di un albero rivela urne enormi con antichi resti umani

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Un evento del tutto fortuito ha portato alla luce un importante ritrovamento archeologico nella foresta amazzonica brasiliana.

Nella zona di Fonte Boa, durante la stagione delle piogge, il crollo di un albero secolare ha smosso il terreno, rivelando due grandi urne in ceramica nascoste tra le radici.

Alcuni pescatori del posto, insospettiti dalla scoperta, hanno allertato le autorità. Gli archeologi hanno poi confermato: si tratta di urne funerarie contenenti resti umani, risalenti a popolazioni indigene vissute secoli, forse millenni, fa.

Urne giganti tra le radici

L’équipe dell’Istituto Mamirauá di Tefé ha portato alla luce sette urne, alcune danneggiate, tutte contenenti ossa. Una di esse, la più imponente, misurava quasi un metro e mezzo di diametro e pesava oltre 750 kg.

“Abbiamo impiegato un giorno intero e sei persone solo per spostarla”, racconta l’archeologo Márcio Amaral.

I reperti sono stati trasportati nel laboratorio dell’istituto per le analisi successive.

Un sito difficile da raggiungere

La scoperta è avvenuta nei pressi del Lago Cochila, nella regione del Medio Solimões, una zona nota per le sue pianure artificiali costruite circa 2000 anni fa da antiche popolazioni indigene per proteggersi dalle inondazioni.

“Questa scoperta è eccezionale, sia per l’accessibilità limitata del luogo che per l’unicità dei reperti”, afferma Karen Marinho, archeologa dell’Università Federale del Pará Occidentale.

Ceramiche senza paragoni noti

Le urne scoperte non rientrano in nessuna delle tradizioni ceramiche amazzoniche conosciute.

Secondo Amaral, non somigliano né alla ceramica Pocó-Açutuba, né a quella Borda Incisa, né allo stile policromo. Mancano i coperchi, le forme sono più tondeggianti, e lo stile decorativo appare del tutto inedito.

“È una tipologia mai documentata prima”, conferma l’archeologa Anne Rapp Py-Daniel.

Il significato profondo del rito funebre

Le urne suggeriscono una visione della morte come processo rituale collettivo, non come semplice evento.

Secondo Py-Daniel, il corpo veniva prima trattato per la decomposizione – tramite sepoltura, cremazione o immersione nel fiume – e solo successivamente le ossa venivano raccolte e deposte nell’urna, durante un secondo rituale.

Alcune comunità indigene seguono ancora oggi queste pratiche.

Un albero cresciuto sopra le urne

Molti si sono chiesti come un albero possa essere cresciuto proprio sopra le urne.

Secondo Geórgea Holanda, archeologa che ha condotto gli scavi, è probabile che l’albero sia nato dopo che l’area fu abbandonata, e che le radici siano state attratte dai nutrienti presenti nei resti ossei.

Le dimensioni dell’albero indicano un’età di secoli, mentre le urne potrebbero essere ancora più antiche.

Resti animali e dubbi ancora da chiarire

Accanto ad alcune urne sono stati trovati resti di pesci e tartarughe, forse collegati a pratiche rituali.

Per ora, però, l’origine esatta e la datazione delle urne restano un mistero.

I ricercatori sperano di effettuare analisi al radiocarbonio su frammenti ossei e residui di carbone per stabilire l’età con maggiore precisione. “Tutto dipende dai fondi disponibili e dalle collaborazioni future”, sottolinea Holanda.

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