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Il mistero della scomparsa dei Neanderthal si infittisce: cosa rivela una nuova ricerca

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Per molto tempo i Neanderthal sono stati raccontati come esseri primitivi, rozzi e destinati a scomparire davanti all’arrivo di Homo sapiens. Oggi sappiamo che questa immagine è troppo semplice.

I Neanderthal usavano strumenti complessi, vivevano in gruppi organizzati, si adattavano ad ambienti durissimi e, in alcuni casi, si incrociarono anche con i nostri antenati. Una piccola parte del loro DNA è ancora presente in molte popolazioni umane moderne.

Eppure, circa 40.000 anni fa, scomparvero.

Il punto è proprio questo: se non erano così inferiori a noi, perché sparirono in modo relativamente rapido? Fu colpa del clima? Della competizione con Homo sapiens? Di malattie? Di popolazioni troppo piccole e isolate? O furono lentamente assorbiti dai gruppi umani moderni?

Una nuova analisi genetica rende il quadro ancora più interessante.

Un gruppo di ricercatori ha studiato il DNA di 27 Neanderthal vissuti negli ultimi millenni prima della loro scomparsa. I resti provengono da diversi siti in Francia e Belgio, due aree fondamentali per capire la fase finale della loro storia in Europa occidentale.

Finora una delle ipotesi più discusse era che gli ultimi Neanderthal fossero ormai pochi, isolati e geneticamente impoveriti. In pratica, gruppi sempre più piccoli, con poca diversità interna, destinati a indebolirsi fino all’estinzione.

Ma i nuovi dati raccontano qualcosa di diverso.

Questi Neanderthal non sembrano appartenere a un unico gruppo chiuso e isolato. Al contrario, mostrano legami genetici tra comunità diverse e tracce di linee ancestrali differenti. In parole semplici: negli ultimi millenni della loro esistenza, almeno in questa parte d’Europa, i Neanderthal erano più connessi e geneticamente vari di quanto si pensasse.

Questo non significa che fossero al sicuro. Vivevano comunque in un periodo difficile, segnato da cambiamenti climatici, spostamenti di popolazioni e dall’espansione di Homo sapiens in Europa. Però indebolisce l’idea che la loro fine sia stata causata solo da isolamento e declino genetico.

C’è anche un altro dettaglio importante: in questi 27 genomi non sono stati trovati segni di contatto recente con Homo sapiens. Questo è curioso, perché sappiamo che Neanderthal e sapiens si sono incrociati in altri momenti e luoghi. Ma almeno in questi gruppi dell’Europa nord-occidentale, poco prima della scomparsa, non emergono prove di una fusione recente con gli umani moderni.

Il mistero quindi non si chiude. Si complica.

Gli ultimi Neanderthal non erano semplicemente una popolazione residuale, isolata e ormai condannata. Erano gruppi ancora collegati tra loro, con una storia genetica più ricca del previsto. E proprio per questo la domanda diventa ancora più forte: se erano più resilienti e connessi di quanto pensassimo, cosa li fece davvero sparire?

La risposta, probabilmente, non sarà una sola. La scomparsa dei Neanderthal potrebbe essere stata il risultato di più fattori insieme: clima, competizione, riduzione dei territori, pressione demografica e interazioni complesse con Homo sapiens.

Ma questa nuova ricerca ci obbliga a togliere dal tavolo una spiegazione troppo comoda: non possiamo più immaginare gli ultimi Neanderthal come piccoli gruppi isolati, geneticamente deboli e senza futuro.

Erano molto più complessi di così.

Ed è proprio questo che rende la loro scomparsa ancora più affascinante.

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