In sei ore di frenetico lavoro hanno messo al sicuro il 70% della collezione archeologica, mentre il restante 30% è andato perduto nell’attacco aereo.

Un salvataggio disperato in sei ore
Gli archeologi di Gaza si sono trovati a combattere contro il tempo per salvare migliaia di reperti antichi custoditi in un magazzino minacciato da un attacco aereo imminente.
In appena sei ore, con l’aiuto di volontari, sono riusciti a mettere al sicuro il 70% della collezione, che comprendeva mosaici, ceramiche, monete e pietre.
Il restante 30% è andato irrimediabilmente distrutto sotto le macerie.
L’allarme e la corsa all’evacuazione
Il 9 settembre, dopo l’ordine di evacuazione per Gaza City, l’archeologo Fadel al-Otol, oggi residente in Svizzera, ha ricevuto un messaggio: l’edificio al-Kawthar, che custodiva un importante deposito di reperti, sarebbe stato colpito.
«Per me è stata una catastrofe», ha raccontato Otol, ricordando come quei manufatti rappresentassero il risultato di trent’anni di scavi e ricerche.
Una collezione legata al Monastero di Sant’Ilarione

Molti reperti conservati nell’edificio provenivano dal Monastero di Sant’Ilarione, fondato nel IV secolo d.C. e considerato uno dei più antichi monasteri cristiani del Medio Oriente.
Il sito archeologico conserva basiliche, cappelle, pavimenti in mosaico, cortili, cisterne e necropoli che raccontano la vita monastica e l’evoluzione del cristianesimo in questa regione.
Nel luglio 2024, l’UNESCO ha inserito il monastero nella Lista del Patrimonio Mondiale in pericolo, riconoscendone l’eccezionale valore universale ma anche la fragilità a causa del conflitto.
La Scuola Biblica e Archeologica Francese
La collezione apparteneva alla Scuola Biblica e Archeologica Francese di Gerusalemme (EBAF), istituzione che da decenni segue e documenta gli scavi a Gaza.
I reperti salvati erano il frutto di ricerche in cinque diversi siti archeologici, compreso il Monastero di Sant’Ilarione, che rappresenta un vero tesoro della cristianità antica.
Un salvataggio ad alto rischio
Il coordinamento è stato possibile grazie a una rete di archeologi e operatori umanitari.
Kevin Charbel, di Emergency First International, ha negoziato con l’esercito israeliano per ottenere più tempo, mentre gli operatori imballavano in fretta gli oggetti in scatole di cartone.
«È stato un salvataggio dell’ultimo minuto», ha spiegato Olivier Poquillon, direttore dell’EBAF. «Abbiamo dovuto improvvisare trasporti e logistica senza alcun supporto né infrastrutture».
Gaza, crocevia di civiltà
La Striscia di Gaza, lunga appena 40 km, è stata per millenni un crocevia culturale e commerciale:
qui si sono avvicendati Cananei, Egizi, Filistei, Israeliti, Persiani, Romani, Bizantini e Ottomani.
Il Monastero di Sant’Ilarione ne è un esempio emblematico, testimone della diffusione del cristianesimo primitivo in Medio Oriente.
Cultura sotto attacco
Secondo l’UNESCO, negli ultimi mesi più di 110 siti storici e musei sono stati danneggiati o distrutti a Gaza.
Israele ha motivato l’attacco all’edificio al-Kawthar sostenendo che Hamas avesse installato infrastrutture di intelligence al suo interno.
Una tesi contestata dagli archeologi, che ricordano come sia Israele che Palestina abbiano firmato la Convenzione dell’Aja del 1954, che obbliga a proteggere i beni culturali durante i conflitti.
Reperti a rischio
I manufatti salvati sono stati spostati in una località segreta a Gaza City, ma secondo fonti locali sarebbero custoditi all’aperto, vulnerabili alle intemperie e ai bombardamenti.
Fortunatamente, l’EBAF aveva catalogato dettagliatamente la collezione, conservando fotografie e disegni che permettono almeno di mantenere viva la conoscenza scientifica dei reperti.




