Per la prima volta dal suo affondamento, avvenuto nel 1962, gli esploratori sono riusciti a osservare e fotografare il relitto della Quest, l’ultima nave utilizzata da Ernest Shackleton, uno dei più grandi esploratori della storia.
Il relitto era stato individuato nel 2024 grazie al sonar, ma solo ora una nuova spedizione è riuscita a raggiungerlo con un sommergibile e un robot subacqueo, catturando le prime immagini della nave a circa 390 metri di profondità, al largo della costa orientale del Canada.
L’ultima nave di una leggenda dell’esplorazione
Se il nome di Shackleton vi dice qualcosa, probabilmente è per la celebre spedizione dell’Endurance.
Nel 1915 la sua nave rimase intrappolata nei ghiacci dell’Antartide e venne distrutta, ma Shackleton riuscì in un’impresa considerata ancora oggi una delle più grandi storie di sopravvivenza mai raccontate: riportò in salvo tutti i 27 membri dell’equipaggio.
Pochi anni dopo acquistò la Quest per una nuova spedizione polare.
Quel viaggio, però, si concluse tragicamente: il 5 gennaio 1922, mentre la nave era ancorata nell’isola della Georgia del Sud, Shackleton morì per un infarto a bordo, all’età di 47 anni.
Per molti storici, con la sua morte terminò anche la cosiddetta epoca eroica dell’esplorazione polare, quando gli esploratori affrontavano i poli con mezzi molto più limitati rispetto a quelli di oggi.
Una nave che continuò a navigare per quarant’anni
Dopo la morte di Shackleton, la Quest continuò a navigare per decenni.
Fu impiegata in altre spedizioni artiche, in missioni di soccorso e, successivamente, come nave per la caccia alle foche.
La sua storia terminò nel 1962, quando rimase intrappolata nei ghiacci del Mare del Labrador e affondò. L’equipaggio riuscì a mettersi in salvo, ma della nave si persero le tracce per oltre sessant’anni.
Le prime immagini dopo oltre sessant’anni
Le fotografie mostrano un relitto ancora sorprendentemente riconoscibile. Sebbene parte della struttura sia stata danneggiata dall’impatto con il fondale, la prua e diversi elementi della nave sono ancora ben conservati.
Gli studiosi realizzeranno ora un modello digitale tridimensionale del relitto per documentarlo e preservarne la memoria.
Più che una semplice nave affondata, la Quest rappresenta uno degli ultimi collegamenti materiali con un’epoca in cui esplorare le regioni polari significava avventurarsi verso territori quasi del tutto sconosciuti, mettendo spesso in gioco la propria vita.




