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Ecco perché l’Everest non è la montagna più difficile da scalare

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Quando si pensa alla conquista delle vette più impegnative del mondo, l’Everest emerge spesso come il simbolo supremo dell’avventura estrema. 

Tuttavia, per gli alpinisti esperti, un’altra montagna rappresenta una sfida ben più ardua e pericolosa: il K2. 

Situato sulla catena del Karakorum al confine tra Pakistan e Cina, il K2 è noto per essere la seconda montagna più alta del mondo, ma per molti, è la prima in termini di difficoltà di scalata.

Trekking al campo base dell'Everest in 8 giorni

Perché il K2 è più difficile?

La difficoltà di scalare il K2 risiede in una combinazione mortale di fattori:

  1. Pendenza: il K2 ha pendii molto più ripidi rispetto all’Everest. La sua parete sud, in particolare, è un’ascensione quasi verticale che richiede abilità di arrampicata tecnica di alto livello.
  2. Terreno: il K2 è caratterizzato da roccia friabile e ghiaccio instabile, rendendo la salita più pericolosa e imprevedibile.
  3. Il K2 è noto per le sue condizioni meteorologiche estreme, con tempeste improvvise che possono sorprendere gli scalatori in qualsiasi momento, rendendo la progressione pericolosa o impossibile. Le finestre di bel tempo sono brevi e imprevedibili, complicando ulteriormente la pianificazione delle spedizioni.
  4. Logistica: il K2 è situato in un luogo remoto e di difficile accesso, rendendo la spedizione più complessa e costosa.

La percentuale di successo delle spedizioni è significativamente inferiore rispetto a quella dell’Everest tant’è che per ogni quattro persone che hanno raggiunto la cima, una è morta nel tentativo e la montagna ha guadagnato l’infausto soprannome di “Montagna Selvaggia” per la sua imprevedibilità e per il numero di vite che ha reclamato.

Inoltre, il K2 è una delle poche montagne di oltre 8.000 metri che non è mai stata scalata in inverno fino al recente successo di una spedizione nel 2021 guidata dall’alpinista nepalese Nirmal Purja soprannominato anche Nims Dai che insieme al suo team è riuscito a scalare il K2 in inverno e oltretutto senza ossigeno. Nims dai detiene anche un’altro record, quello di aver scalato tutti i 14 Ottomila in poco più di sei mesi, un’impresa che lo ha reso famoso e che racconta nel suo documentario su Netflix 14 vette.

Trekking al campo base dell'Everest in 8 giorni

Ma chi ha scalato il K2 per primo?

Nonostante la sua pericolosità il 31 luglio 1954 fu scalato per la prima volta da una spedizione italiana guidata da Ardito Desio e la squadra comprendeva anche Lino Lacedelli e Achille Compagnoni, che furono i primi a raggiungere la cima.

Un contributo fondamentale fu fornito da Walter Bonatti e Amir Mahdi che, con un’impresa senza precedenti e affrontando il rischio della morte in un forzato bivacco notturno a oltre 8100 metri, trasportarono a Compagnoni e a Lacedelli le bombole d’ossigeno rivelatesi poi essenziali al compimento della missione.

Quella fu una spedizione piena di controversie e diffamazioni a discapito di Walter Bonatti che dopo tanti anni e diverse lotte riuscì a far emergere la verità, ma di questo ne parleremo in un’altro video.

In conclusione, sebbene l’Everest rimanga la montagna più alta e uno dei simboli più emblematici dell’alpinismo, il K2 detiene il titolo non ufficiale di montagna più difficile e pericolosa da scalare. 

La sua imponente altezza, combinata con condizioni meteorologiche estreme, rischi di valanghe e la necessità di eccellenti capacità tecniche, lo rende un obiettivo che solo gli scalatori più audaci e preparati osano affrontare. 

La conquista del K2 rimane, pertanto, una delle più grandi imprese nel mondo dell’alpinismo.

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Simone Talamo

Sono appassionato di viaggi e avventure. Ho deciso di creare Missione Avventura per aiutare le persone ad esplorare i luoghi più remoti e affascinanti del pianeta immersi nella natura selvaggia.

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