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Dalle forze speciali alla conquista del record: Luca Fois vuole scalare 86 cime in meno di 86 giorni

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Dopo più di vent’anni trascorsi nelle Forze Speciali – fra lanci notturni, missioni internazionali e un bagaglio di competenze che spazia dal paracadutismo all’alpinismo – Luca Fois ha scelto di rimettersi in gioco là dove il calcare si tinge di rosa all’alba: le Dolomiti.

L’obiettivo? Stabilire un Guinness World Record concatenando, in meno di 86 giorni e in un’unica stagione, tutte le 86 cime oltre i 3000 metri del “Regno di pietra” italiano.

Un’impresa che unisce lo spirito di avventura alla documentazione delle vie normali, la voglia di superare i propri limiti alla tutela di un patrimonio UNESCO, la disciplina militare al desiderio di condividere il cammino con chiunque voglia salire anche solo un tratto di sentiero al suo fianco.

In questa intervista esclusiva per Missione Avventura scopriremo le radici del progetto “86 Dolomites”, il percorso umano che ha portato Luca dall’uniforme alla corda doppia, i dettagli di una preparazione che non conosce riposo e, soprattutto, il messaggio di resilienza che quest’uomo di 40 anni vuole lanciare a chi sogna di riscrivere la propria storia.

1. Presentati per chi non ti conosce. Chi sei, origini, che trascorso professionale hai?

Mi chiamo Luca Fois, sono nato e cresciuto in Sardegna, poi mi sono trasferito in Lombardia da ragazzo. Dopo il liceo ho svolto l’ultima leva obbligatoria della storia italiana e da lì è iniziato il mio percorso nelle Forze Armate, dove ho trascorso oltre 20 anni.

Ho iniziato come paracadutista, poi ho ottenuto la qualifica di acquisitore e infine sono diventato operatore delle forze speciali.

Un percorso lungo, intenso e formativo sia a livello fisico che mentale.

2. Cosa ti sei prefisso con il tuo progetto 86 Dolomites? Dacci i dettagli della tua avventura da record.

Il mio obiettivo è concatenare tutte le 86 cime univoche oltre i 3000 metri delle Dolomiti in un’unica spinta, nella stessa stagione e nel minor tempo possibile.

Il numero 86 deriva dal libro di Roberto Ciri e Alberto Bernardi, punto di riferimento per questo progetto.
Ad oggi, tre persone hanno completato questa lista, ma in più stagioni. Il mio sarà il primo tentativo “one push” ufficiale.

Sarò accompagnato da amici, guide alpine, altri militari e da due membri del mio team per la logistica; ma ogni cima la raggiungerò io, in prima persona.

3. Dopo una carriera nelle Forze Armate hai deciso di cambiare vita. Cosa ti ha spinto a fare questa scelta?

Dopo 20 anni di carriera e diversi infortuni, ho sentito il bisogno di cambiare.
La distanza dalla mia famiglia — in Lombardia mentre io lavoravo in Toscana — è diventata troppo pesante, soprattutto con la nascita del mio secondo figlio.

Mi è stato proposto un incarico non operativo, ma ho scelto di lasciare l’uniforme e dedicarmi, almeno per un anno, allo sport e a un nuovo equilibrio personale. Poi valuterò il prossimo passo.

4. In che modo l’esperienza militare ti ha preparato — psicologicamente e fisicamente — a una sfida estrema come questa?

L’esperienza militare mi ha dato una solida capacità di pianificazione, gestione dello stress e resistenza fisica.
Mi alleno da quasi due anni con un programma ibrido: corsa, nuoto, bici, trekking, arrampicata, senza giorni di riposo assoluti ma con allenamenti a carico variabile.

Non sono un alpinista professionista, quindi mi affido anche a una guida alpina e integro tutte le competenze maturate nell’esercito: mindset, tecnica e capacità di affrontare l’incertezza.

5. In che tipo di operazioni sei stato coinvolto durante l’esperienza militare?

Ho partecipato a circa dieci operazioni internazionali, in tutti i teatri dove erano presenti soldati italiani, con incarichi operativi nei periodi più intensi e successivamente in ruoli di training e supporto.

Oltre a ciò, ho preso parte a numerose attività di addestramento sul territorio nazionale.

6. Da dove nasce l’idea di concatenare tutte le 86 cime oltre i 3000 m delle Dolomiti in un’unica volta?

Inizialmente avevo pensato a un record sui 4000, ma sarebbe stato troppo complesso logisticamente.
Ho scelto le Dolomiti perché le amo profondamente, e volevo un record non da battere, ma da creare.

Ad oggi non esiste un tentativo “one push” documentato; desidero lasciare un segno sportivo e di conservazione delle condizioni delle cime in un singolo anno solare.

7. Qual è il record attuale? Tu miri a farcela in meno di 86 giorni: che messaggio vuoi lanciare con questa impresa?

Il primo completamento documentato è stato concluso nel 2018 da Beppe Ziggiotto in circa 18 anni. Due alpinisti l’hanno ripetuto, ma il tempo più veloce resta intorno ai 5 anni.

Io voglio farcela in meno di 86 giorni, unendo preparazione militare e passione per la montagna.
Il messaggio è semplice: possiamo riscrivere i limiti con costanza, sacrificio e determinazione.

8. Quale cima consideri la più impegnativa? Quale invece quella più emotivamente carica o significativa per te?

La cima più impegnativa sarà probabilmente la De Falkner, complessa, poco frequentata, piena di sfasciumi e scarsamente segnalata. Fu riaperta proprio da Ziggiotto nel 2018 dopo decenni.

La più significativa sarà invece la Tofana di Mezzo: vorrei tenerla per ultima, perché è raggiunta anche da una funivia (Freccia del Cielo) e permetterà a colleghi, amici e persone con disabilità di raggiungermi in vetta per festeggiare.

9. Come ti stai preparando/allenando?

Mi alleno ogni giorno da un anno e mezzo, seguito da un preparatore.
Alterno allenamenti lunghi (fino a 10-12 ore in ambiente alpino) ad altri più brevi ma intensi: corsa (fino a 30 km), bici, nuoto e salite tecniche.

Ogni settimana faccio uscite alpinistiche in quota, anche da solo, per allenarmi mentalmente e abituarmi al terreno.

10. Come hai costruito la tabella di marcia, inclusa la flessibilità per maltempo e recupero?

Il piano segue un approccio da ovest a est per evitare salti tra gruppi. Sono 16 gruppi montuosi, e l’idea è partire da quelli più occidentali, probabilmente Sassolungo o Odle, escludendo inizialmente la Marmolada.

Il meteo sarà il vero regista: la flessibilità è parte integrante della strategia; ogni decisione verrà presa sul campo, giorno dopo giorno.

11. Una volta (speriamo) certificato il Guinness World Record, qual è il prossimo sogno d’avventura di Luca Fois? Ci hai già pensato?

Sì, ho già un’idea per il prossimo record, ma è ancora top secret. Se qualcosa andasse storto, potrei completare il progetto in due stagioni, mantenendo comunque un tempo da record.

Il mio obiettivo resta chiuderlo quest’anno e poi… nel 2027 si apre un’altra sfida, completamente diversa.

12. Come possiamo seguire e sostenere la tua avventura?

Potete seguirmi su Instagram e Facebook, dove condivido aggiornamenti, allenamenti e tutte le fasi dell’avventura.

Per chi volesse supportarmi attivamente, c’è la raccolta fondi:
👉 https://gofund.me/382abe5c
Sono un atleta indipendente: non percepisco uno stipendio e affronto personalmente gran parte dei costi. Ogni contributo è un passo in più verso la cima.

In questo video Luca racconta alcuni degli episodi che lo hanno maggiormente toccato:

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