
Quando il dolore cambia la rotta di una vita
«Dopo la tragedia sul K2 qualcosa si è spezzato dentro di me». Con queste parole, Tamara Lunger – alpinista e scialpinista altoatesina – racconta il momento in cui il suo percorso è radicalmente cambiato. Nell’inverno 2021 ha perso cinque amici, tra cui una persona a lei molto cara.
Da allora, l’idea di superare limiti, quote e record ha lasciato spazio a una ricerca diversa: non più verso l’alto, ma verso il profondo.
Non più record, ma riscoperta

Per anni, la sua vita è stata guidata da velocità, altezza e prestazioni. Ora, invece, Tamara sente il bisogno di un’altra sfida: «Non cerco più una conquista, ma un incontro con me stessa.
Non il punto più alto, ma quello più intimo». È così che ha deciso di partire per un lungo viaggio in Mongolia, a piedi e in compagnia di un solo compagno speciale: un cammello di nome Tùje.
3.000 chilometri di cammino con un cammello


La nuova avventura è iniziata a fine luglio 2025 dal massiccio del Tavan Bogd, con l’obiettivo di raggiungere Ulan Bator dopo oltre 3.000 km. Un percorso che la condurrà attraverso deserti, laghi, valli e siti sacri, seguendo una mappa appena abbozzata e l’istinto di vivere ogni attimo.
L’itinerario prevede anche la salita al Picco Malchin (4.010 m), l’attraversamento del Mini Gobi e la conclusione a ottobre nella suggestiva Valle dell’Orkhon.
L’inizio non facile e il legame con Tùje
I primi giorni non sono stati semplici. Tamara ha raccontato che guadagnarsi la fiducia del cammello è stato difficile. Poi, un gesto ha cambiato tutto: Tùje ha appoggiato la testa sulle sue gambe, dando inizio a un legame profondo.
Ma la solitudine ha mostrato anche il suo lato più duro: una notte, tre uomini si sono avvicinati al campo e Tamara ha dormito con un coltello accanto, spaventata ma determinata.
La crisi e la svolta

Le difficoltà non si sono fermate lì: la rottura dei pannelli solari ha significato niente elettricità, niente GPS, niente sistema di emergenza e nessuna possibilità di documentare il viaggio.
Un momento di sconforto che avrebbe potuto segnare la fine. Ma Tamara ha scelto la lucidità invece dell’orgoglio, accettando il supporto di una persona fidata che garantisce sicurezza, acqua e protezione.
Una decisione che le ha permesso di proseguire senza più paura.
La nuova sfida di Tamara
Oggi il cammino continua. Nonostante la fatica e le incognite, la paura non oscura più la bellezza del viaggio.
La Mongolia non è solo una terra da attraversare, ma il simbolo di un percorso interiore: un cammino lento, ribelle alla velocità, che porta Tamara lontano dalle vette del mondo e sempre più vicina alla vetta più difficile da raggiungere: se stessa.




