
A volte le grandi avventure nascono per caso. E la storia di Pavezia, la traversata in kayak da Pavia a Venezia compiuta da Samuele, ne è la prova vivente.
Tutto è iniziato con un gesto semplice: un amico di famiglia voleva liberarsi di un kayak abbandonato, destinato alla discarica. “Gli dissi di portarmelo, magari ci avrei pensato io”, racconta Samuele.
E così è stato: da quell’oggetto dimenticato è nata un’idea folle, un sogno che ha preso forma pagaiata dopo pagaiata.
All’inizio era solo uno scherzo tra amici. Durante una serata di arrampicata, parlando delle vacanze estive, qualcuno gli chiese cosa avrebbe fatto.
La risposta?
“Io voglio andare a Venezia, in kayak…”
Risate generali, ma quell’idea ha iniziato a crescere e diffondersi. Tanto che nel giro di poco se ne parlava alla radio e sui giornali. A quel punto, non si poteva più tornare indietro.
Un legame d’acqua e di radici

Per Samuele, il fiume Po non è un corso d’acqua qualsiasi. Cresciuto in provincia di Pavia, ha sempre avuto un rapporto speciale con la pesca e la natura. “Il Po l’ho sempre visto come il fiume per eccellenza. Ogni volta che i miei mi portavano a pescare lì, ero il bambino più felice del mondo”, confessa.
Eppure, non aveva mai messo piede su un kayak prima di questa impresa.
Il mezzo perfetto, arrivato per caso, si è trasformato nel compagno ideale per un’avventura tutta italiana, fatta di fiume, fatica e incontri imprevisti.
Prepararsi… in fretta

Il progetto prende forma tra marzo e maggio 2024. Poco tempo per allenarsi, il giusto per concentrarsi sulla sicurezza. Grazie ai consigli di Michela, allenatrice presso la Canottieri di Pavia, Samuele impara le basi per affrontare il viaggio.
“Il mio timore più grande era ribaltarmi. Non avevo abbastanza pratica, e se finivo in acqua rischiavo di bagnare tutto il materiale”, spiega.
Nonostante i dubbi degli esperti — qualcuno gli dava del folle — la determinazione lo spinge avanti. Sette giorni di viaggio, con tappe pianificate studiando immagini satellitari e segnando le fontanelle lungo il percorso.
Il fiume, la fatica e i pericoli
Ogni giorno è più duro del precedente. “Mi svegliavo con le spalle a pezzi e pensare di dover pagaiare per otto ore non mi incitava”, racconta.
La pioggia battente, il vento, la corrente che cala: il viaggio si trasforma presto in una sfida con se stessi.
Non mancano i momenti di pericolo.
Come quando la corrente lo inclina pericolosamente sotto il pontile di una casa galleggiante, o quando si avventura in un’ansa del Po cercando di “tagliare” qualche chilometro. “Era il fiume che comandava e io, non so come, riuscii a rimanere dritto”, ricorda.
Un’Italia nascosta tra acque e silenzio

Discendere il Po significa attraversare un’Italia che in pochi conoscono: un paesaggio monotono, fatto di argini e natura, ma anche di abbandono e inquinamento. “Il Po è tutto inquinato. Tanta plastica, rifiuti ovunque, specie aliene che distruggono gli ecosistemi”, racconta Samuele.
Eppure, ci sono anche incontri che scaldano il cuore. Come quello con la Pro Loco di Monticelli d’Ongina, che lo accoglie con calore e gli mostra le bellezze del territorio.
Il viaggio prosegue fino alla laguna veneta, che sorprende per la sua vastità e il suo fascino. Qui, finalmente, il paesaggio cambia e il mare si fa sentire.
L’arrivo a Venezia
Navigare in laguna è tutt’altro che semplice. Il traffico delle imbarcazioni e le onde rendono l’ingresso in città carico di tensione.
Ma è qui che avviene l’incontro più inaspettato: i due canoisti pavesi di cui tutti parlavano lungo il fiume. “Quando videro la mia bandierina con scritto PAVEZIA – da Pavia a Venezia, fu festa”, ricorda sorridendo.
L’avventura si conclude tra le acque di Venezia, con un misto di soddisfazione e malinconia. Il viaggio è finito, ma il ricordo resterà per sempre.
Più di un’avventura: un viaggio interiore
Pavezia non è stata solo un’impresa sportiva, ma anche un percorso interiore. “Ogni viaggio ti cambia, ti arricchisce. Dopo ogni avventura, non si torna più come prima”, confessa Samuele.
Lontano dal caos quotidiano, ha riscoperto i ritmi naturali: sveglia col sole, pasti scanditi dalla fame, stanchezza che ti abbatte la sera.
E soprattutto ha imparato quanto sia importante agire. “Quando dico una cosa, la faccio”, ripete con convinzione.
Dopo Pavezia, ha realizzato un altro sogno: acquistare una barca a vela, che oggi sta restaurando in vista di nuove avventure.
Un messaggio semplice ma potente
La storia di Pavezia ci ricorda che l’avventura è a portata di mano. Non servono viaggi esotici o budget astronomici. “Basta un week-end, o una giornata, per vivere qualcosa di vero. Il nostro tempo è limitato, non va sprecato nemmeno un giorno”, conclude Samuele.
E se ancora vi manca il coraggio per partire? La risposta è chiara: “Ho più paura di rimpiangere i sogni non vissuti che del rischio stesso. Il primo passo è il più difficile, ma una volta fatto, l’80% del lavoro è compiuto.”
Pavezia è la dimostrazione che ogni grande viaggio inizia da un’idea semplice, e magari… da un kayak dimenticato in garage.
Ecco il docufilm della sua avventura, realizzato dal team di Verticale Experience:




