Partiti da Chioggia in bici, Alessia e Stefano hanno attraversato mezzo mondo fino a raggiungere Singapore dopo oltre un anno di viaggio. Un’avventura fatta di libertà, sfide e incontri che hanno cambiato per sempre la loro vita.
Scopri come è nata l’idea, come si sono preparati e cosa hanno imparato lungo la strada
Introduzione al viaggio
L’idea nasce quasi per caso: affrontare il mondo a pedali dopo aver capito, in Georgia, che auto e benzina stavano divorando il budget. Tornati a casa, un piccolo tandem è il banco di prova: periplo della Corsica con lo zaino pieno “troppo”.
Quel ritmo lento, essenziale, economico accende la miccia. La frase “andiamo a Singapore in bici” smette di essere uno scherzo e diventa un piano. Perché proprio la bici?
È libertà burocratica (niente carte di circolazione né assicurazioni), manutenzione semplice, costi bassi. Tra le ispirazioni, l’esempio “di casa”: Dino, volto noto al cicloturismo veneto, che consolida la voglia di avventura.
Preparazione e primi passi
Il tempo “vero” di preparazione è breve: un anno per licenze, casa, averi; ma i risparmi vengono messi da parte due anni prima, tagliando il superfluo.
Sull’allenamento, la coppia è divisa: Alessia punterebbe a nessuna preparazione specifica, Stefano vorrebbe lavorare sul fisico.
Prevale la via di mezzo: viaggio test invernale da Bolzano a Copenaghen di un mese per provare equipaggiamento, freddo e testa. In famiglia arrivano timori ma sostegno, tra gli amici incredulità, poi curiosità e supporto man mano che il progetto prende forma.
L’itinerario nasce guardando la mappa: verso est, due estremi possibili, Singapore o lo Stretto di Bering. Vince Singapore per paesi desiderati e visti più semplici; poca pianificazione, tanta improvvisazione: così alle porte dell’India si scontrano con l’e-visa più complicato del previsto.
Lungo il viaggio
Il momento in cui capiscono davvero la portata del progetto?
L’ingresso in Turchia: uscire dall’Europa solo con la propria bici è la prima, vera soglia.
Le sfide si sdoppiano: per Stefano, i deserti di Mangystau e Karakalpakstan (Kazakistan–Uzbekistan) con oltre 50°C, bici sovraccarica di acqua e cibo; per Alessia, il Tajikistan sopra i 3000 m con tre passi oltre i 4000 fino a 4655 m, ossigeno scarso, fiatone continuo e notti difficili. Mollare? Mai. Neppure con febbre o vomito: “il viaggio diventa vita”, con alti e bassi da attraversare, e stare in due aiuta a raddrizzare le giornate storte.
Tappe e pernotti si decidono con strumenti da strada: iOverlander per spot di wild camping, fonti, edifici abbandonati; Warmshowers, Couchsurfing, BeWelcome per ospitalità. Tra imprevisti e lentezza, si improvvisa: oltre 100 notti ospitati, altre in tenda nascosti dalla strada, se possibile vicino all’acqua.
Incontri e culture
Selezionare un incontro è impossibile, ma Marko, contadino di Kukel in Albania, resta nel cuore: un invito spontaneo a casa sua, due giorni di vita di fattoria con la moglie Pashka e un’amicizia che continua ancora oggi.
Stereotipi capovolti in Pakistan: da molti descritto come pericoloso, viene vissuto come straordinariamente ospitale. Poco di ciò che si dice coincide con l’esperienza sul campo: tante persone gentili che, pur avendo poco, danno tutto.
Loro, lungo la rotta, vengono percepiti come viaggiatori più che come “strani”: domina la curiosità e il desiderio di capire la motivazione dietro una scelta così radicale.
Vita di coppia on the road
La regola d’oro è parlare: esporre i problemi senza filtri prima che si ingrandiscano.
Un viaggio così è come vivere dieci anni insieme: 24/7 spalla a spalla, decisioni difficili, situazioni inusuali che chiedono lucidità. L’esito è binario: o il rapporto si rafforza, oppure si spezza. Per loro, la scelta è stata il cemento.
Aspetti pratici
Nessuno sponsor: solo risparmi e un budget di 30 € al giorno, rispettato con disciplina.
L’equipaggiamento “game changer”?
Oltre al set da campeggio (ovvio), sedie pieghevoli da ~500 g per la schiena a fine tappa, un termos per il primo caldo all’alba.
Superflui: un paio di pantaloni lunghi mai usati, una termica a maniche corte, e un vecchio pannello solare troppo grande e pesante; meglio uno più piccolo.
Per l’energia bastano powerbank e dinamo al mozzo per essere autonomi per giorni.
Sul fronte visti, la trafila più surreale: da Islamabad non si ottiene l’ordinario per l’India via terra, così lasciano le bici a Lahore, volano Dubai → Amritsar, prendono l’e-visa, rientrano in Pakistan, riprendono le bici e varcano il confine. 5.000 km in aereo per farne 50 in bici: assurdo, ma necessario.
Ritorno e riflessioni
Arrivare a Singapore dopo 1 anno, 3 mesi e 21 giorni è adrenalina e serenità. La sera prima, dalla Malesia, la città scintilla oltre il ponte: ce l’hanno fatta.
Il giorno dell’ingresso, meta fissata: il Fullerton Hotel davanti al Marina Bay. Trenta chilometri che sembrano trecento, e la consapevolezza che il traguardo non si realizza subito: settimane per metabolizzare.
Cosa resta?
La certezza che nulla è impossibile, che il mondo è più buono di quanto raccontino le news, che siamo tutti la stessa cosa sotto bandiere e religioni diverse. Come coppia, la lezione più grande: parlare subito dei problemi, senza rimandarli.
Ispirazione per altri
Il momento giusto è adesso. Un sogno resta tale finché non ti muovi; tra dieci anni, potresti rimpiangere di non averci provato.
Il cicloturismo è economico, restituisce responsabilità, chiarezza su ciò che vuoi davvero, e smaschera molte finzioni sociali. Paura, felicità, tristezza sono scelte quotidiane: scegli la felicità e riprenditi la tua strada.
Che cos’è avventura oggi?
Uscire dalla comfort zone, sentire il cuore accelerare, mettersi alla prova fisicamente e mentalmente, ispirare altri con l’esempio. Una parola per riassumere tutto? Imprevedibilità.




