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Credevano fosse un alpinista morto invece era una mummia di 5300 anni fa

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Oggi, 19 settembre 2026, ricorrono 35 anni dalla scoperta di Ötzi, uno dei ritrovamenti più importanti nella storia dell’archeologia europea.

Il 19 settembre 1991, sulle Alpi, due escursionisti tedeschi fecero una scoperta destinata a cambiare per sempre la conoscenza della preistoria europea.

Erika e Helmut Simon stavano camminando nella zona del Giogo di Tisa, in Val Senales, a circa 3.210 metri di altitudine. Dal ghiaccio emergeva il torso di un uomo. La prima ipotesi fu che si trattasse di un alpinista morto durante un’escursione.

Il recupero non fu semplice. Il giorno successivo le autorità tentarono di liberare il corpo dal ghiaccio, ma il maltempo costrinse gli uomini a interrompere le operazioni. Il 21 settembre, mentre il cadavere era ancora sul posto, passarono casualmente anche Reinhold Messner e Hans Kammerlander.

Il gestore del rifugio mostrò a Messner uno schizzo dell’ascia trovata accanto al corpo. L’alpinista intuì che non si trattava di un uomo moderno, ma di qualcuno vissuto in un’epoca molto antica.

Il corpo venne finalmente recuperato il 23 settembre e trasportato a Innsbruck. Il giorno seguente l’archeologo Konrad Spindler esaminò la mummia e ipotizzò che avesse almeno 4.000 anni. Le analisi successive avrebbero stabilito che Ötzi era morto circa 5.300 anni fa, durante l’Età del rame.

La mummificazione avvenne in modo naturale. Il ghiaccio, la neve e le particolari condizioni ambientali conservarono gran parte del corpo, compresi pelle, tessuti e organi interni.

Ötzi aveva circa 45 anni, era alto intorno a 1,60 metri e sul suo corpo sono stati identificati 61 tatuaggi.

Con lui furono trovati numerosi oggetti: un’ascia con lama in rame, un pugnale in selce, un arco ancora incompleto, una faretra con 14 frecce, contenitori in corteccia di betulla e diversi elementi dell’abbigliamento.

Questo equipaggiamento ha permesso agli studiosi di comprendere meglio come si viveva, si cacciava e ci si spostava sulle Alpi oltre cinque millenni fa.

Per anni si pensò che Ötzi fosse morto a causa di un incidente. Nel 2001, però, una radiografia rivelò una punta di freccia nella spalla sinistra.

Il colpo era entrato dalla schiena e aveva lesionato un’arteria, provocando probabilmente una grave emorragia. Sul corpo erano presenti anche altre ferite, ma il motivo dell’aggressione e l’identità dell’assassino restano ancora sconosciuti.

A 35 anni dalla scoperta, Ötzi continua a essere studiato da archeologi, antropologi, genetisti e medici.

Dal 1998 è conservato al Museo Archeologico dell’Alto Adige, a Bolzano. La mummia si trova in una cella frigorifera progettata per riprodurre le condizioni del ghiacciaio, a circa –6 °C e con un’umidità molto elevata.

È visibile attraverso una piccola apertura, mentre nelle sale del museo sono esposti i suoi vestiti e gli oggetti recuperati sul luogo della scoperta.

Oggi, 19 settembre 2026, ricorrono 35 anni dalla scoperta di Ötzi, uno dei ritrovamenti più importanti nella storia dell’archeologia europea.

Il 19 settembre 1991, sulle Alpi, due escursionisti tedeschi fecero una scoperta destinata a cambiare per sempre la conoscenza della preistoria europea.

Erika e Helmut Simon stavano camminando nella zona del Giogo di Tisa, in Val Senales, a circa 3.210 metri di altitudine. Dal ghiaccio emergeva il torso di un uomo. La prima ipotesi fu che si trattasse di un alpinista morto durante un’escursione.

Il recupero non fu semplice. Il giorno successivo le autorità tentarono di liberare il corpo dal ghiaccio, ma il maltempo costrinse gli uomini a interrompere le operazioni. Il 21 settembre, mentre il cadavere era ancora sul posto, passarono casualmente anche Reinhold Messner e Hans Kammerlander.

Il gestore del rifugio mostrò a Messner uno schizzo dell’ascia trovata accanto al corpo. L’alpinista intuì che non si trattava di un uomo moderno, ma di qualcuno vissuto in un’epoca molto antica.

Il corpo venne finalmente recuperato il 23 settembre e trasportato a Innsbruck. Il giorno seguente l’archeologo Konrad Spindler esaminò la mummia e ipotizzò che avesse almeno 4.000 anni. Le analisi successive avrebbero stabilito che Ötzi era morto circa 5.300 anni fa, durante l’Età del rame.

La mummificazione avvenne in modo naturale. Il ghiaccio, la neve e le particolari condizioni ambientali conservarono gran parte del corpo, compresi pelle, tessuti e organi interni.

Ötzi aveva circa 45 anni, era alto intorno a 1,60 metri e sul suo corpo sono stati identificati 61 tatuaggi.

Con lui furono trovati numerosi oggetti: un’ascia con lama in rame, un pugnale in selce, un arco ancora incompleto, una faretra con 14 frecce, contenitori in corteccia di betulla e diversi elementi dell’abbigliamento.

Questo equipaggiamento ha permesso agli studiosi di comprendere meglio come si viveva, si cacciava e ci si spostava sulle Alpi oltre cinque millenni fa.

Per anni si pensò che Ötzi fosse morto a causa di un incidente. Nel 2001, però, una radiografia rivelò una punta di freccia nella spalla sinistra.

Il colpo era entrato dalla schiena e aveva lesionato un’arteria, provocando probabilmente una grave emorragia. Sul corpo erano presenti anche altre ferite, ma il motivo dell’aggressione e l’identità dell’assassino restano ancora sconosciuti.

A 35 anni dalla scoperta, Ötzi continua a essere studiato da archeologi, antropologi, genetisti e medici.

Dal 1998 è conservato al Museo Archeologico dell’Alto Adige, a Bolzano. La mummia si trova in una cella frigorifera progettata per riprodurre le condizioni del ghiacciaio, a circa –6 °C e con un’umidità molto elevata.

È visibile attraverso una piccola apertura, mentre nelle sale del museo sono esposti i suoi vestiti e gli oggetti recuperati sul luogo della scoperta.

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