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Come usare l’avventura come strumento per fare del bene

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Per decenni l’avventura è stata raccontata come un atto privato: l’esploratore contro se stesso, contro la montagna, contro il limite.

Misurata in vette raggiunte e record battuti.

Sta cambiando qualcosa.

Una generazione di esploratori sta scoprendo che la passione per i grandi spazi può diventare un veicolo, un modo per portare con sé chi non potrà mai partire.

La vetta resta personale. Il viaggio diventa collettivo.

Non serve l’Himalaya per farlo. Serve un’intenzione: chi porto con me quando parto?

Tra gli esempi italiani più rigorosi c’è Ettore Campana, trentenne bresciano.

Dal 2023 le sue spedizioni in solitaria, in bicicletta, spesso con sci o ramponi legati al telaio, si chiamano tutte Scalo Sogni, progetto dedicato ai bambini del reparto di Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale di Brescia, alle persone con disabilità e agli studenti.

Il meccanismo è semplice.

Prima di ogni partenza, i bambini firmano delle bandierine colorate.

Ettore le porta in vetta.

Vedere il proprio nome arrivare dove solo il coraggio può portare diventa una cura parallela, quella che la medicina non prescrive.

Alpi, 2023. Sessanta giorni tra Italia, Svizzera e Francia. 2.800 km, 70.500 metri di dislivello, trentatré cime (dodici sopra i 4.000, Monte Bianco compreso). Nessun impianto di risalita. Partenza e arrivo dall’Ospedale di Brescia.

Sudafrica, 2023. 3.220 km da Città del Capo a Maputo, attraverso Lesotho ed Eswatini. Venti oceanici, dieci giorni sopra i 40 gradi, sei cime fino al Thabana Ntlenyana (3.482 m), tetto dell’Africa Australe.

Caucaso, 2024. Trenta giorni in Georgia tra Svaneti e Kazbegi. Quindici vette, alcune senza nome. Il 9 maggio, in solitaria, il Kazbek (5.054 m).

Karakorum, 2024. La più dura: 1.680 km lungo la Karakorum Highway tra Pakistan e Cina, attraverso Himalaya, Karakorum e Pamir. Scorta forzata della polizia, intossicazione batterica, tre giorni di ospedale.

Ma anche la prima salita di un 5.220 m senza nome, ribattezzato Il Vomere Peak in onore dei ragazzi del centro per disabili Il Vomere di Travagliato.

Tappa finale sotto la neve: il Khunjerab Pass (4.693 m), il valico stradale più alto del mondo.

Scalo Sogni continua.

E il modello è esportabile: una scuola, un reparto, un’associazione possono replicarlo.

Non serve essere alpinisti o compiere imprese estreme, serve trasformare un atto solitario in un luogo collettivo.

L’avventura, in fondo, è sempre stata anche questo: un modo per tornare con qualcosa che prima non c’era.

Ettore Campana sta dimostrando che quel “qualcosa” non deve per forza essere solo suo.

Potete seguire le avventure di Ettore sul suo profilo Instagram e su www.ettorecampana.com

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