Attraversare l’intero continente africano in bicicletta, a soli 21 anni. Sembra l’inizio di un romanzo d’avventura, e invece è la realtà vissuta da Dario Franchi, giovane toscano con un sogno grande e il coraggio di inseguirlo fino in fondo.
In quest’intervista, Dario ci racconta com’è nata quest’impresa, come l’ha preparata, i momenti più difficili e quelli più belli di oltre 22.000 km di pedalate tra deserti, foreste pluviali, villaggi remoti e confini pericolosi. Un racconto che è un’ispirazione pura per chi sogna l’avventura, quella vera.

Ciao Dario, presentati per chi non ti conosce, di dove sei, quanti anni hai?

Mi chiamo Dario Franchi, ho 21 anni e vengo dalla Toscana. Fin da piccolo sono stato affascinato dall’avventura, dall’esplorazione e dal filmmaking.
Dopo aver frequentato il liceo musicale, a 19 anni ho colto l’occasione per realizzare uno dei sogni che avevo da bambino: attraversare l’Africa in bicicletta.
Insieme al mio migliore amico Oliver, siamo partiti il 10 ottobre 2022 da Firenze, con 2 vecchie mountain bike e pochissimi soldi. Dopo 9.000 km, il viaggio si è dovuto interrompere in Guinea Conakry a causa di problemi geopolitici, tecnici ed economici (biciclette rotte, confini chiusi, soldi finiti, attrezzatura da buttare, instabilità con probabile colpo di stato e sparatorie).
Nell’agosto 2024 sono ripartito, questa volta in solitaria, dal Senegal, più preparato ed organizzato dopo un anno di studio e lavoro in un rifugio sulle Dolomiti.
Dopo altri 13.300 km, ho raggiunto il punto più a sud del continente africano. In totale ho percorso oltre 22.300 km,383 giorni e 20 paesi.
Da dove nasce l’idea (e il coraggio) di attraversare tutto il continente africano in bici a soli 21 anni?

L’idea di attraversare l’Africa in bici è nata dal desiderio di vivere un’avventura incredibile da sogno, che ci permettesse di confrontarci con l’ignoto e fare esperienza in vista di progetti ancora più ambiziosi.
Per questo abbiamo scelto la costa ovest dell’Africa: una delle rotte meno battute e più difficili da percorrere in bici, sia per la complessità nel reperire visti, sia per le instabilità geopolitiche.
Cosa ti hanno detto amici e parenti quando gli hai parlato di questo tuo progetto?

Quando ho parlato per la prima volta di questo progetto con amici e parenti, nessuno mi ha preso sul serio. Ma con il passare dei mesi e dei chilometri, le persone intorno a me hanno capito che facevo e facevamo davvero sul serio.
Alla ripartenza in solitaria, nell’agosto 2024, ho ricevuto un grande supporto da amici e famiglia, che hanno creduto in me e nel mio sogno.
Avevi qualche esperienza di viaggi “estremi” prima di partire per questa avventura?
Prima di questo viaggio, la mia esperienza in ambito avventuroso era praticamente nulla. Non avevo mai fatto un viaggio in bici. Il mio unico background era quello da ciclista agonista.
Con Oliver, passavamo il tempo a scalare montagne e dormire nei boschi con le nostre tende dietro casa, ma niente di più. Frequentando ancora la scuola, non avevamo né tempo né risorse per vere spedizioni, anche se passavamo ore a sognare imprese al limite del possibile.
Come ti sei preparato per questo genere di avventura per quanto riguarda Logistica, Pianificazione percorso e Allenamento?
Mi sono occupato personalmente della pianificazione del viaggio: ho studiato approfonditamente ogni Paese, soprattutto da un punto di vista geopolitico, analizzando le zone più instabili e pericolose, come la Nigeria, probabilmente lo Stato più difficile che abbia mai attraversato.
Ho gestito i visti, i permessi, l’itinerario e il budget, cercando di rimanere entro spese molto contenute.
Puoi descriverci il tuo equipaggiamento?
Per affrontare la traversata ho portato con me solo lo stretto necessario, cercando il giusto equilibrio tra leggerezza e autonomia: una tenda adatta a ogni ambiente (dal deserto alla foresta pluviale), sacco a pelo, materassino, fornello multicombustibile, attrezzatura video con cavalletto compatto e una mirrorless Fuji, oltre agli strumenti per riparare la bici.
La bicicletta con tutto il necessario senza acqua e cibo pesava 45 chili anche se nel deserto in Namibia ha superato i 60 chili totali per via di distanza estreme tra città e città nel deserto del Namib.
Hai mai pensato seriamente di mollare? Raccontaci l’episodio o gli episodi più duri e cosa ti ha aiutato a superarli.
Durante il viaggio ho vissuto momenti molto difficili: una sparatoria a Conakry, la malaria nelle foreste della Guinea, un inseguimento da parte di banditi armati di machete in Guinea Bissau.
In Nigeria ho viaggiato con la costante minaccia di rapimenti da parte di gruppi criminali o terroristici. In molte notti ho dormito nei checkpoint, sorvegliato da militari armati che proteggevano la mia tenda.
È stato un periodo molto stressante, ma non ho mai pensato di mollare. Mi sentivo fortunato a vivere un’esperienza così intensa.
Come hai gestito i rischi legati a salute, clima e sicurezza in regioni talvolta instabili?
Ho sempre cercato di prevedere e gestire i rischi legati a salute, clima e sicurezza, scegliendo le strade più sicure, ma, essendo alla mia prima vera spedizione e con poca esperienza, le difficoltà sono arrivate comunque.
Nelle zone più pericolose ho imparato a restare concentrato al 100%. Piano piano che l’avventura è andata avanti ho avuto modo di sbagliare e imparare sulla mia pelle e in certe occasioni ho avuto l’impressione “o ne esco o ci lascio le penne”
Qual è stato il momento più bello o emozionante del tuo viaggio?
Ho vissuto tantissimi momenti emozionanti, e sceglierne uno è difficile. Uno dei più belli è stato sicuramente il passaggio del confine tra Nigeria e Camerun, lungo una pista sperduta tra montagne e foreste mozzafiato, a 1.900 metri di quota.
Realizzare di aver superato la parte più pericolosa del viaggio, circondato da un paesaggio che sembrava uscito da National Geographic, è stato incredibile. Mi sembrava di sognare.
Che strategie usavi per mantenere la motivazione quando davanti a te c’erano centinaia di chilometri di deserto o percorsi monotoni?
Non mi considero una persona particolarmente motivata, ma sono determinato. Quando credo in un sogno, lo inseguo a ogni costo. L’entusiasmo per questa avventura è sempre stato più forte di qualsiasi fatica, paura o difficoltà e questa è stata la forza che mi ha portato al compimento di questo obbiettivo.

Qual è la prima cosa che diresti a un/una giovane che sogna un’avventura estrema ma non sa da dove cominciare?
A un giovane come me che sogna un’esperienza del genere direi di prepararsi bene: non è uno scherzo, ma sarà qualcosa di prezioso, da portarsi dentro per tutta la vita.
Ne vale assolutamente la pena. La cosa più difficile di tutte è lasciare i comfort, la sicurezza, gli affetti per misurarsi con l’ignoto, è un grande è molto terrorizzante salto nel vuoto… passato quello puoi affrontare qualsiasi ostacolo.
Hai altri progetti in mente
Sono solo all’inizio del mio percorso da avventuriero. Ho grandi sogni su cui sto già lavorando: dalla Papua Nuova Guinea all’Amazzonia, fino al freddo estremo della Kamchatka.
Sogno di diventare un documentarista ed esploratore. Non so se ci riuscirò, ma voglio provarci con tutto me stesso, senza lasciare spazio ai rimpianti.
Come e dove possiamo seguire le tue avventure?
Potete seguirmi su Instagram e YouTube, dove racconterò sia questo viaggio sia quelli che verranno.




