902 km nel deserto più polveroso della Terra: la sfida di Lorenzo Barone nella depressione di Bodelè
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Ha attraversato uno dei luoghi più inospitali della Terra in sella a una fatbike, ha percorso 902 km nel deserto trasportando 50 litri d’acqua, urinando sangue e sfidando il caldo più estremo che abbia mai affrontato. Ecco il racconto della recente spedizione in Ciad di Lorenzo Barone.
Un obiettivo scientifico dietro l’avventura
Lorenzo Barone ha deciso di attraversare il Ciad e in particolare la depressione di Bodelè, uno dei luoghi più remoti e aridi del pianeta, per un motivo preciso: raccogliere un campione di polvere sahariana da confrontare con i sedimenti dell’Amazzonia.
Quella stessa sabbia, infatti, viene trasportata ogni anno dai venti attraverso l’oceano Atlantico fino al Sud America, contribuendo a nutrire la foresta amazzonica.
“A fine progetto – ci racconta – voglio paragonare i sedimenti con il microscopio insieme a degli esperti, per vedere se si ritrovano le stesse diatomee del Ciad anche in Sudamerica.”
In fatbike, con 52 litri d’acqua
Barone ha scelto una fatbike per l’impresa: “Era il mezzo migliore per trasportare i 50 litri d’acqua necessari in autonomia, e affrontare le piste sabbiose”.
Ogni dettaglio è stato calcolato: 50 litri per bere, 2 per bagnare i calzini con cui raffreddava le borracce. Il peso trasportato ha superato i 90 kg, rendendo impossibile pedalare in alcuni tratti.
La media? Appena 8,6 km/h.
In totale ha percorso 902 km. di cui 271 (decisamente i più difficili) all’interno della depressione di Bodelè in Ciad, con temperature fino a 50°.
Il rischio mine e i dispositivi in tilt
Entrare nella depressione di Bodelè non era solo un’impresa sportiva: era anche un atto di fede in se stessi.
La zona è segnalata per la possibile presenza di mine risalenti alla guerra con la Libia. Nessuno degli abitanti locali ha saputo garantire che fosse sicura.
“I dispositivi elettronici cominciavano a non funzionare. Il GPS aveva lo schermo rotto dal caldo, le batterie non si caricavano. Dovevo avvolgerle in calzini bagnati per raffreddarle.”
L’inizio della traversata solitaria
Barone era partito con Davide Barbè, che però dopo aver percorso 431 km. ha deciso di fermarsi a Kouba Olanga. “Non era in perfetta forma e ha scelto di non rischiare, e ha fatto bene”, commenta Lorenzo.
A quel punto, 478 km (di cui 278 all’interno della depressione di Bodelè) separavano Lorenzo dal prossimo punto abitato. Solo sabbia, caldo, e il rumore del vento. Una “linea immaginaria” tracciata al computer e inserita nel GPS.
Fino al limite fisico: sangue, disidratazione e SOS
Superata la depressione di Bodelè, a soli 8 km dal primo villaggio, il corpo di Lorenzo ha cominciato a cedere: urinava sangue, i muscoli formicolavano, l’acqua era quasi finita e la velocità era scesa a 3 km/h.
“Ho razionato l’acqua per oltre 10 ore. Non dormivo, non mangiavo. I miei organi erano affaticati. Ho capito che stavo andando oltre. Ho premuto l’SOS.”
Dopo ore di attesa, un fuoristrada è apparso all’orizzonte. Era Davide, tornato per salvarlo.
Una traversata estrema come quelle in Yakutia
“In quanto a caldo estremo, è stata l’esperienza più dura della mia vita, simile solo ad alcune tratte in Yakutia con temperature sotto i -50°C.
Ma qui era l’esatto opposto.
Un popolo accogliente e checkpoint infiniti
Nonostante tutto, la popolazione del Ciad è stata ospitale, racconta Barone. Ma il percorso è stato rallentato da numerosi checkpoint militari, dove servivano registrazioni continue, spesso in villaggi non segnati.
A Moussoro, sono stati ospitati in una struttura di fortuna che sembrava una prigione, ma che in quel momento appariva come un resort.
Il ritorno da incubo (e lo shock culturale)
Il rientro è stato lungo e faticoso: 1.500 km in vari mezzi di fortuna, tra fuoristrada, checkpoint e militari armati. Hanno dormito in basi, viaggiato su camion stipati, e corso per salire su un pullman all’ultimo secondo.
“Lo shock più grande però è arrivato in aereo, circondato da turisti in rientro da Zanzibar. Mi sembrava irreale: pochi giorni prima ero tra i bambini che scavavano tra i rifiuti con una ciotola in mano.”
Una lezione per tutti
L’avventura nella depressione di Bodelè non è stata solo una sfida fisica o un progetto scientifico. È stato un viaggio nei limiti dell’essere umano e un confronto diretto con l’ingiustizia del mondo.
“Apparteniamo a una piccola parte del mondo che ha tutto. Eppure sprechiamo acqua, cibo, energia. Credo che almeno dovremmo viverli con più consapevolezza.”
Questa spedizione rappresenta solo l’inizio di qualcosa di molto più grande: DUST – La Via della Sabbia
La traversata della depressione di Bodelè non è stata un’impresa isolata. È solo la prima tappa di “DUST – La Via della Sabbia”, una delle spedizioni più ambiziose mai intraprese da Lorenzo Barone.
Una spedizione che lo porterà ad attraversare tutto il Sahara in bici, poi l’oceano Atlantico a remi, per proseguire nella foresta amazzonica e infine superare la catena delle Ande.
Il progetto ha un obiettivo preciso: seguire il viaggio invisibile della polvere sahariana, dalla sua origine nel cuore del Ciad fino all’altra sponda dell’oceano, in Amazzonia, dove contribuisce a nutrire una delle foreste più vitali del pianeta.
Unire ricerca scientifica, avventura estrema e consapevolezza ambientale in un’unica, grande missione. Ne parleremo presto, raccontandovi nel dettaglio la prossima epica tappa di DUST – La Via della Sabbia.
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